giovedì 18 novembre 2010
mercoledì 17 novembre 2010
martedì 16 novembre 2010
"U sidìli o' cocciu"

Uno dei più belli angoli dell'isola di Augusta: u sidìli o' cocciu. Quante generazioni si sono susseguite nel trascorrere le mattinate o i pomeriggi su questo sedile in pietra arenaria, ad ammirare il mare, l'orizzonte, l'Etna e - quando le condizioni meteorologiche lo consensono - anche la Calabria. I vecchietti di Augusta si ritrovano con i loro amici a discorrere del loro passato comune di sofferenze e di guerra, del loro presente e del loro futuro sognando le soddisfazioni che riceveranno dai loro nipoti.
sabato 13 novembre 2010
giovedì 11 novembre 2010
E' morto Dino De Laurentiis - Dal Neorealismo all'America

Il produttore napoletano aveva 91 anni. Al suo attivo molti capolavori del dopoguerra, tra cui "Riso Amaro" e i classici di Fellini. Da 40 anni si era trasferito negli Stati Uniti: da "I giorni del condor" ad "Hannibal". Una vita all'insegna dei grandi amori (come quello per Silvana Mangano) e della passione per la settima arte.
Da Torre Annunziata, nell'hinterland napoletano, a Hollywood, passando per la grande stagione del neorealismo e della commedia all'italiana. E oggi il mondo del cinema, al di qua e al di là dell'oceano, piange la scomparsa di Dino De Laurentiis: il grande produttore è morto a Los Angeles, dove risiedeva da tantissimi anni. Aveva 91 anni. Con lui viene meno una delle ultime figure planetarie di tycoon vecchio stile, padre-padrone innamorato della settima arte, uomo di forte temperamento e passioni. Nella vita e sul set.
E' a lui, del resto, che si devono pellicole come Riso Amaro (1948) di Giuseppe De Santis (interpretato da Silvana Mangano, uno dei suoi amori più celebri); Napoli milionaria (1950) di Eduardo De Filippo; Dov'è la libertà? (1954) di Roberto Rossellini; Miseria e nobiltà (1954) di Mario Mattoli; La grande guerra (1959) di Mario Monicelli, Leone d'Oro a Venezia. Mentre, tra i suoi successi a stelle e strisce, vanno ricordati I tre giorni del Condor di Sidney Lumet, Il giustiziere della notte di Michael Winner (con Charles Bronson); L'Anno del dragone di Michael Cimino.
Una vita intensa, la sua. Segnata sia dal suo essere diventato, in età già matura, un emigrante di superlusso, sia dal suo rappresentare una sorta di sogno americano in salsa tricolore. Ma procediamo con ordine. Agostino (questo il suo vero nome) De Laurentiis nasce a Torre Annunziata (Napoli) l'8 agosto del 1919, da padre titolare di pastificio con in tutto sei figli tra maschi e femmine. Viene così istradato, da giovanissimo, al mestiere del genitore: ma una volta, in una trasferta di lavoro a Roma, vede per strada un annuncio del Centro sperimentale di cinematografia, che cerca nuovi talenti. E così la sua vita, all'improvviso, cambia: vuole fare il cinema. Con tanto di gavetta sui set, dove il Dino ragazzo fa di tutto: trovarobe, comparsa, quello che capita.
Ma il talento imprenditoriale si manifesta presto: nel 1941 fonda la Real Cine, produce il primo titolo di un certo successo, L'amore conta, e subito dopo passa a lavorare alla Lux Film. Ma c'è la guerra. Passata la quale De Laurentiis si ritrova con un gruppo di grandi autori a rifondare il cinema nostrano: è la magnifica stagione del neorealismo, e subito dopo quella della commedia all'italiana. Entrambe lo vedono, come produttore, tra i protagonisti. Nel 1948, sul set di Riso Amaro, l'incontro fatale con Silvana Mangano che diventerà la sua seconda moglie (in tutto ne ha avute tre) e con cui ha sei figli. Uno di loro, Federico, muore in un incidente aereo in Alaska. Ma la coppia d'oro del cinema è destinata a non durare: lui è gelosissimo ("e per questo che non ho mai potuto recitare con Matroianni", confessò lei), e i due finiscono per divorziare.
Sul piano professionale, intanto, il produttore realizza il primo film italiano a colori, Totò a colori (1952) per la regia di Steno. Con Federico Fellini arrivano La strada e Le notti di Cabiria, ambedue premi Oscar per il miglior film straniero. Ma i confini italiani sembrano stargli stretti: così si butta in un nuovo faraonico progetto e realizza sulla via Pontina, alla porte di Roma, Dinocittà, una sorta di Hollywood sul Tevere sul modello di Cinecittà. Tra i kolossal che vi vennero girati, il classico La Bibbia. Qualche anno più tardi, è il 1972, la svolta: la partenza con biglietto di sola andata per Hollywood. Primo film prodotto, Serpico di Sidney Lumet. Seguono, tra gli altri, King Kong, Flash Gordon, Ragtime. Un'attività che, continua, instancabile, nel corso degli anni: tra i suoi ultimi film, il poco riuscito Hannibal di Ridley Scott, seguito del Silenzio degli innocenti. Nel 2001 la consacrazione definitiva, con l'Oscar alla carriera. E adesso, a 91 anni, l'addio: a mantenere il testimone del cinema, in famiglia, resta solo - da questa parte dell'oceano - suo nipote Aurelio, che insieme al figlio Luigi è il re tutto italiano dei cinepanettoni.
Lo scorso anno, in occasione del suo novantesimo compleanno, De Laurentiis era stato festeggiato, sia nel nostro Paese che negli Usa. E lui non si era sotratto all'inevitabile retorica dell'omaggio. Anche se sempre condito dall'autoironia: "In Italia sono il dottor De Laurentiis, in America Mister D o al massimo Dino. Come Sinatra che era Frankie e basta. Qualcosa significa, no?". E sul suo essere etichettato come paladino di film di solo intrattenimento: "Ancora dicono che faccio film commerciali... lo stesso destino del povero Totò. E La strada, poi?". Ma forse la verità è nel suo discorso di ringraziamento per l'Oscar del 2001: "Il cinema è una droga, è una fatica. Ma è esaltante: ho fatto 600 titoli, ma a ogni nuovo progetto mi ci butto con l'entusiasmo e la curiosità del primo".
Da Torre Annunziata, nell'hinterland napoletano, a Hollywood, passando per la grande stagione del neorealismo e della commedia all'italiana. E oggi il mondo del cinema, al di qua e al di là dell'oceano, piange la scomparsa di Dino De Laurentiis: il grande produttore è morto a Los Angeles, dove risiedeva da tantissimi anni. Aveva 91 anni. Con lui viene meno una delle ultime figure planetarie di tycoon vecchio stile, padre-padrone innamorato della settima arte, uomo di forte temperamento e passioni. Nella vita e sul set.
E' a lui, del resto, che si devono pellicole come Riso Amaro (1948) di Giuseppe De Santis (interpretato da Silvana Mangano, uno dei suoi amori più celebri); Napoli milionaria (1950) di Eduardo De Filippo; Dov'è la libertà? (1954) di Roberto Rossellini; Miseria e nobiltà (1954) di Mario Mattoli; La grande guerra (1959) di Mario Monicelli, Leone d'Oro a Venezia. Mentre, tra i suoi successi a stelle e strisce, vanno ricordati I tre giorni del Condor di Sidney Lumet, Il giustiziere della notte di Michael Winner (con Charles Bronson); L'Anno del dragone di Michael Cimino.
Una vita intensa, la sua. Segnata sia dal suo essere diventato, in età già matura, un emigrante di superlusso, sia dal suo rappresentare una sorta di sogno americano in salsa tricolore. Ma procediamo con ordine. Agostino (questo il suo vero nome) De Laurentiis nasce a Torre Annunziata (Napoli) l'8 agosto del 1919, da padre titolare di pastificio con in tutto sei figli tra maschi e femmine. Viene così istradato, da giovanissimo, al mestiere del genitore: ma una volta, in una trasferta di lavoro a Roma, vede per strada un annuncio del Centro sperimentale di cinematografia, che cerca nuovi talenti. E così la sua vita, all'improvviso, cambia: vuole fare il cinema. Con tanto di gavetta sui set, dove il Dino ragazzo fa di tutto: trovarobe, comparsa, quello che capita.
Ma il talento imprenditoriale si manifesta presto: nel 1941 fonda la Real Cine, produce il primo titolo di un certo successo, L'amore conta, e subito dopo passa a lavorare alla Lux Film. Ma c'è la guerra. Passata la quale De Laurentiis si ritrova con un gruppo di grandi autori a rifondare il cinema nostrano: è la magnifica stagione del neorealismo, e subito dopo quella della commedia all'italiana. Entrambe lo vedono, come produttore, tra i protagonisti. Nel 1948, sul set di Riso Amaro, l'incontro fatale con Silvana Mangano che diventerà la sua seconda moglie (in tutto ne ha avute tre) e con cui ha sei figli. Uno di loro, Federico, muore in un incidente aereo in Alaska. Ma la coppia d'oro del cinema è destinata a non durare: lui è gelosissimo ("e per questo che non ho mai potuto recitare con Matroianni", confessò lei), e i due finiscono per divorziare.
Sul piano professionale, intanto, il produttore realizza il primo film italiano a colori, Totò a colori (1952) per la regia di Steno. Con Federico Fellini arrivano La strada e Le notti di Cabiria, ambedue premi Oscar per il miglior film straniero. Ma i confini italiani sembrano stargli stretti: così si butta in un nuovo faraonico progetto e realizza sulla via Pontina, alla porte di Roma, Dinocittà, una sorta di Hollywood sul Tevere sul modello di Cinecittà. Tra i kolossal che vi vennero girati, il classico La Bibbia. Qualche anno più tardi, è il 1972, la svolta: la partenza con biglietto di sola andata per Hollywood. Primo film prodotto, Serpico di Sidney Lumet. Seguono, tra gli altri, King Kong, Flash Gordon, Ragtime. Un'attività che, continua, instancabile, nel corso degli anni: tra i suoi ultimi film, il poco riuscito Hannibal di Ridley Scott, seguito del Silenzio degli innocenti. Nel 2001 la consacrazione definitiva, con l'Oscar alla carriera. E adesso, a 91 anni, l'addio: a mantenere il testimone del cinema, in famiglia, resta solo - da questa parte dell'oceano - suo nipote Aurelio, che insieme al figlio Luigi è il re tutto italiano dei cinepanettoni.
Lo scorso anno, in occasione del suo novantesimo compleanno, De Laurentiis era stato festeggiato, sia nel nostro Paese che negli Usa. E lui non si era sotratto all'inevitabile retorica dell'omaggio. Anche se sempre condito dall'autoironia: "In Italia sono il dottor De Laurentiis, in America Mister D o al massimo Dino. Come Sinatra che era Frankie e basta. Qualcosa significa, no?". E sul suo essere etichettato come paladino di film di solo intrattenimento: "Ancora dicono che faccio film commerciali... lo stesso destino del povero Totò. E La strada, poi?". Ma forse la verità è nel suo discorso di ringraziamento per l'Oscar del 2001: "Il cinema è una droga, è una fatica. Ma è esaltante: ho fatto 600 titoli, ma a ogni nuovo progetto mi ci butto con l'entusiasmo e la curiosità del primo".
mercoledì 10 novembre 2010
venerdì 5 novembre 2010
giovedì 4 novembre 2010
martedì 2 novembre 2010
Adesso basta!
Siamo arrivati ad un punto giuridicamente e moralmente intollerabile! Il Presidente del Consiglio italiano - spremendo il suo bieco personalismo - ha fatto colare la goccia che ha permesso al vaso di traboccare. Si sta assistendo ad una agonia di un governo palesemente claudicante, formato da persone talmente incompetenti che hanno fatto un provino che certificasse l'assoluta mancanza di Q.I. proprio per diventare ministri, e guidato da una persona (se così può essere definita) che ha inquinato di fango, ignoranza ed illegalità tutte le attività di cui si occupa, sia istituzionali che non.
In questo ultimo periodo si è arrivati allo schifoso paradosso di assistere ad uno scempio indecoroso: ragazze (anche minorenni) vengono letteralmente "scortate" dai Carabinieri a Palazzo Grazioli (tutto documentato da video). Io ritengo che non sia degno di un Paese che vuole definirsi civile pensare anche minimamente ad una cosa del genere, mentre parallelamente assistiamo a decine di magistrati che quotidianamente chiedono la scorta per motivi di incolumità e di pubblica sicurezza collegati alla loro funzione giurisdizionale e tale richiesta viene pedissequamente negata!
Questo "delinquente" continua a rimanere attaccato al seggio istituzionale della Presidenza del Consiglio, perpetrando quotidianamente illeciti "legalizzati" ed immoralità vergognose. Cerca di tagliare le gambe a qualsiasi soggetto - fisico o giuridico - che manifesti un'opinione contraria alla sua; offende e vilipende tutti gli alti organi costituzionali che gli eccepiscono una qualsiasi violazione delle corrette regole istituzionali, dal Presidente della Repubblica alla Corte costituzionale, dal Presidente della Camera dei Deputati al Consiglio Superiore della Magistratura. Uno Stato di diritto che vuole mantenere tale denominazione non può permettere che una vicenda del genere possa continuare a manifestarsi: tutti i sistemi di controllo e di sicurezza atti ad impedire il "travalicamento" dell'ordine democratico e costituzionale devono mettersi in moto per poter tornare all'ordine costituito e per porre un freno a questa valanga patologica.
Ancora oggi ci sono parlamentari della Lega ignoranti che sostengono che un governo tecnico costituisca un "golpe" o un sovvertimento democratico, così come asserisce anche il Presidente del Consiglio. Questi soggetti dovrebbero sapere, già per motivo connaturato al ruolo che essi rivestono, che la eventuale formazione di un governo tecnico è una previsione costituzionale perfettamente legittima e conforme agli equilibri costituzionali in determinati momenti di crisi parlamentare e tale previsione è rimessa alla discrezionalità istituzionale della somma carica costituzionale (Presidente della Repubblica), che valuta la possibilità di trovare alternative maggioranze in Parlamento e nominare un esponente "tecnico", non politico, il quale, sorretto da tali maggioranze, riesca a guidare un esecutivo che ponga in essere determinati atti governativi/legislativi volti a ristabilire "l'ordine parlamentare ed istituzionale" (quali la legge elettorale), per poi ritornare alle elezioni politiche in condizioni di maggiore legittimazione (e legittimità) democratica e costituzionale.
Lo sdegno accumulato per l'inverecondo spettacolo cui il Presidente del Consiglio quotidianamente ci costringe ad assistere non può e non deve andare oltre. Occorre manifestare assoluta contrarietà, opposizione e CONDANNA nei confronti di questo Presidente del Consiglio, di questo Governo e di questo modo di guidare una nazione!
In questo ultimo periodo si è arrivati allo schifoso paradosso di assistere ad uno scempio indecoroso: ragazze (anche minorenni) vengono letteralmente "scortate" dai Carabinieri a Palazzo Grazioli (tutto documentato da video). Io ritengo che non sia degno di un Paese che vuole definirsi civile pensare anche minimamente ad una cosa del genere, mentre parallelamente assistiamo a decine di magistrati che quotidianamente chiedono la scorta per motivi di incolumità e di pubblica sicurezza collegati alla loro funzione giurisdizionale e tale richiesta viene pedissequamente negata!
Questo "delinquente" continua a rimanere attaccato al seggio istituzionale della Presidenza del Consiglio, perpetrando quotidianamente illeciti "legalizzati" ed immoralità vergognose. Cerca di tagliare le gambe a qualsiasi soggetto - fisico o giuridico - che manifesti un'opinione contraria alla sua; offende e vilipende tutti gli alti organi costituzionali che gli eccepiscono una qualsiasi violazione delle corrette regole istituzionali, dal Presidente della Repubblica alla Corte costituzionale, dal Presidente della Camera dei Deputati al Consiglio Superiore della Magistratura. Uno Stato di diritto che vuole mantenere tale denominazione non può permettere che una vicenda del genere possa continuare a manifestarsi: tutti i sistemi di controllo e di sicurezza atti ad impedire il "travalicamento" dell'ordine democratico e costituzionale devono mettersi in moto per poter tornare all'ordine costituito e per porre un freno a questa valanga patologica.
Ancora oggi ci sono parlamentari della Lega ignoranti che sostengono che un governo tecnico costituisca un "golpe" o un sovvertimento democratico, così come asserisce anche il Presidente del Consiglio. Questi soggetti dovrebbero sapere, già per motivo connaturato al ruolo che essi rivestono, che la eventuale formazione di un governo tecnico è una previsione costituzionale perfettamente legittima e conforme agli equilibri costituzionali in determinati momenti di crisi parlamentare e tale previsione è rimessa alla discrezionalità istituzionale della somma carica costituzionale (Presidente della Repubblica), che valuta la possibilità di trovare alternative maggioranze in Parlamento e nominare un esponente "tecnico", non politico, il quale, sorretto da tali maggioranze, riesca a guidare un esecutivo che ponga in essere determinati atti governativi/legislativi volti a ristabilire "l'ordine parlamentare ed istituzionale" (quali la legge elettorale), per poi ritornare alle elezioni politiche in condizioni di maggiore legittimazione (e legittimità) democratica e costituzionale.
Lo sdegno accumulato per l'inverecondo spettacolo cui il Presidente del Consiglio quotidianamente ci costringe ad assistere non può e non deve andare oltre. Occorre manifestare assoluta contrarietà, opposizione e CONDANNA nei confronti di questo Presidente del Consiglio, di questo Governo e di questo modo di guidare una nazione!
ADESSO BASTA!
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